Scoppia, fischiante impeto vorace

Scoppia, fischiante impeto vorace.
In campestre scontro, candido cruore
effuso spumoso. Nel pelago, dolore.
L’uomo, spettatore incauto, tace.
Invan sussurra mesto Morfeo: pace!
Rintocchi in porto, vano fulgore.
Solerte spinge l’umido sentore
l’uomo al protetto, e quivi giace.
Momentanea tregua avanza, chiude
il cupo nembo il cielo, si quieta
di Eolo il soffio. Ma per l’acque
nulla tregua: goccia ferisce nude
l’onde. Si conclude battaglia lieta,
per quel che alla Natura piacque.

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Esiste un software per prevenire gli attentati?

Un computer può riconoscere un criminale prima che commetta un crimine? Questa vecchia questione, che ha coinvolto negli anni esperti di sicurezza, registi e filosofi, è tornata attuale in questo periodo segnato da numerosi e frequenti attentati terroristici in tutto il mondo. L’agenzia di stampa internazionale Reuters ha pubblicato un video reportage su una start up israeliana che sostiene di aver creato un software in grado di prevedere se una persona possa diventare un rischio per la sicurezza degli altri. L’azienda è stata però criticata da numerosi esperti perché le basi scientifiche della sua tecnologia sembrano essere pressoché inesistenti, sebbene la startup sostenga di averlo usato per prevedere i risultati di un torneo di poker e di aver ottenuto un contratto da 75mila dollari con una delle maggiori agenzie di sicurezza interna del mondo. In più c’è la questione della privacy, ovviamente, e della gestione delle informazioni sensibili sulle persone. Continua a leggere “Esiste un software per prevenire gli attentati?”

Hanno stati gli zinghiri

La 95. Un autobus unico il cui percorso sembra tracciato dalla polizia penitenziaria. La 95 parte dalla stazione di Rogoredo, quartiere diventato ritrovo dei soli piccoli imprenditori, giovani e smart, che portano avanti l’economia milanese: gli spacciatori. Dopo una decina di minuti l’autobus arriva in Corvetto, dove abita il sottoscritto, una zona con più ergastoli che cani, e che, grazie alla recente aggiunta di pattuglie di militari, ora ha anche quel tocco “periferia di Aleppo”, specialmente nei primi giorni di gennaio, quando per terra ci sono ancora i bossoli di kalashnikov sparati dalla cellula di Al-Qaeda del quarto piano per festeggiare il nuovo anno. Dopo l’aulica Corvetto, la 95 imbocca la circonvallazione “esternissima” di via Marco d’Agrate, che è sostanzialmente un alternarsi di grigi condomini e edifici industriali anonimi con facciate che sembrano comunicare a caratteri cubitali “qui si vendono organi”. A questo punto l’autobus giunge infine a Famagosta, che è fino dove mi sono spinto io, poiché dopo, se nel frattempo l’autista non è stato ucciso da un proiettile vagante, la 95 si avventura nel Quartiere Barona, altra zona ricca di fini intellettuali che condivide con Corvetto una simpatica faida tra criminali la cui causa prima si perde nei secoli, faida di cui non vorrei diventare parte arrischiandomi nel territorio avverso. Continua a leggere “Hanno stati gli zinghiri”