MUSICA: Jimi Hendrix

“Per diventare un vero chitarrista devi esercitarti con costanza tutti i giorni, devi avere un’ottima padronanza di tutte le scale, devi svolgere continuamente esercizi tecnici e solo dopo anni sarai in grado di padroneggiare lo strumento sufficientemente”. Verissimo, ma che dire del grande Jimi Hendrix? La sua storia con la chitarra è stata completamente diversa da quella esposta da questa austera frase da insegnante di conservatorio. Jimi nacque da una famiglia afroamericana molto umile che non godeva di una grande disponibilità economica per comprare una chitarra che il piccolo Jimi tanto desiderava e tanto meno per permettere al figlio di prendere lezioni da un maestro per imparare a suonare lo strumento. Continua a leggere “MUSICA: Jimi Hendrix”

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CINEMA: The room

È facile creare un film scarso, un film vuoto, brutto in quel senso mediocre della parola, in sintesi dimenticabile. Tuttavia, è molto più difficile creare IL miglior peggior film di tutti i tempi. Questo titolo è però stato raggiunto da quello che è definito come il “Citizen Kane dei film orribili:                                             

The Room, di Tommy Wiseau (2003) Continua a leggere “CINEMA: The room”

Gli voglio bene

(i nomi sono inventati)

Con tutti i giorni in cui poteva venire a piovere proprio oggi bah fa niente poi volevo stare davanti non ho spazio le gambe con sti pantaloni sono veramente stretti ma ora che li guardo meglio molto più belli degli altri che volevo mettere grazie mamma sono più adatti ad un uscita del genere meno male che mi ha consigliato ci tengono un sacco anche loro che stasera vada bene mi aiutano sempre a non fare errori come farei senza di loro boh gli voglio bene ci sono sempre stati sempre per tutta la mia vita assurdo vigili a controllare che non sbagliassi anche adesso che sono cresciuto tanto voglio bene alla mia famiglia loro sanno cosa è meglio per me Continua a leggere “Gli voglio bene”

Ode a una stella morente

Ultimamente sto scrivendo troppi necrologi.

Musicisti, premi Nobel, star del cinema: pezzi di storia che uno dopo l’altro ci stanno abbandonando, cadendo al suolo come birilli in un macabro match di bowling. Per ognuno cose diverse da dire, aneddoti da ricordare, attimi d’esistenza che in qualche modo hanno influito sulla vita di tutti noi, sulla società in cui viviamo, da riportare: sto iniziando ad essere a corto d’idee. Questa volta, però, è morto qualcuno d’importante. Qualcuno di originale, qualcuno che ha lasciato un vuoto (o un non-vuoto, come vedremo), qualcuno che ricorderemo. Questa volta è morta una stella.

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Pinguini mascherati

Questa volta vi parlerò di un’associazione che ha origini antiche e quasi ignote: il circolo dei pinguini mascherati. Le uniche fonti che testimoniano la sua nascita sono dei graffiti sulle scale e dei pittogrammi nei bagni di artisti “ignoti”. La sua fondazione risale al lontano 1945, anno di fondazione del Leo, e tra i suoi membri contempla persone del calibro di Maria Annalisi (moglie del presidente della commissione che decise di scinderci dal Volta) e Giacomo Litemi (primo collaboratore della presidenza). Siamo sempre stati una delle parti intrinseche dominanti nel nostro stupendo liceo. Chi pensate abbia creato tutti gli scandali e le polemiche negli ultimi settant’anni? Siamo l’unica lobby ad avere così tanto potere da riuscire ad entrare nelle menti degli alunni per convincerli a diventare omosessuali. Chi altro ci riuscirebbe? Chi farebbe in modo di scandalizzare la popolazione leonardiana facendogli dare una risposta a delle domande sul sesso, la droga e la musica? Chi avrebbe condizionato i rappresentanti di tutte le componenti scolastiche, affinché pensassero che un liceo come il nostro meritasse una dirigenza migliore? Continua a leggere “Pinguini mascherati”

Ritorno al Paleolitico

Sono da cinque giorni senza cellulare.

Terrificante? Lo so. Impossibile da immaginare? Prima di venerdì scorso, lo era anche per me.

Avrete sentito parlare del simpatico bug del “carattere indiano” che ha invaso la rete nelle ultime settimane: due sinuosi ideogrammi dell’idioma Telugu, il secondo più parlato dell’India, in grado di mandare completamente in tilt il sistema iOS se mandati sotto forma di messaggi. Vi trovate su WhatsApp e ve li mandano in chat? L’app crasha inesorabilmente. State stalkerando qualcuno su Instagram e il karma – sotto forma di qualche amico scemo – prova a inviarveli in direct? Anche lì si blocca tutto. O ancora, siete così fortunati da avere il vostro dispositivo tranquillamente a riposo nelle tasche? Il tentativo del sistema – incapace di processare quei caratteri così argutamente scovati dai classici troll che non hanno altro da fare nella vita – di mostrarvi l’anteprima del messaggio, mette fuori uso l’intero cellulare. Tranquilli però, la rotellina sullo schermo girerà solo qualche ora, mentre il vostro IPhone tenta di auto-aggiustarsi, ma niente di troppo preoccupante… sempre che non tentiate di fare il riavvio. Perché quello sì, sarebbe un problema. Continua a leggere “Ritorno al Paleolitico”

Il giusto peso alle parole

Nel 1928, nessuno sospettava un’imminente crisi: la fiducia nella florida situazione economica permeava la classe media statunitense, spronando investitori e speculatori e privandoli, allo stesso tempo, della lungimiranza necessaria per una certa visione di insieme. Riportiamo di seguito la descrizione dell’economista statunitense John K. Galbraith. Continua a leggere “Il giusto peso alle parole”

La lettera

Quella sera me ne stavo nella mia stanza quando ho sentito un rumore in corridoio. Ho alzato gli occhi dal lavoro e ho visto una busta scivolare sotto alla porta. Era la solita busta bianca. Non era preziosa, ma potevo benissimo immaginare cosa ci fosse dentro. Mi alzai dalla scrivania facendo cadere, per sbaglio, il mio quaderno nero su cui stavo scrivendo, ma non mi curai di rimetterlo al suo posto. Tutta la mia attenzione era catturata da quella lettera. La raccolsi e mi gettai sul letto stringendola tra le dita. I miei occhi non poterono fare a meno di vagare per la stanza spoglia in cui mi trovavo per poi fissarsi su quella lampadina penzolante appesa al soffitto. Il mio sguardo seguiva l’ondeggiare della luce mossa dal vento leggero che entrava dalla finestra. Continua a leggere “La lettera”

Pensieri

#1

Ho sempre ritenuto che le persone mi credessero uomo di poche emozioni, perché, a quanto risulta, lascio poco trasparire i miei sentimenti. Non saprei dire se questo sia effetto di una sequenza genetica, di abitudini familiari, o di tendenze psicologiche indotte dall’esterno, o di una commistione di questi fattori. Nei primi due casi, non mi sento di avere responsabilità in proposito, nella terza ipotesi, per come l’intendo io, sì, è colpa (o merito) mia. Gli altri, spesso, nutrono una profonda ammirazione nei miei confronti, talora non giustificata. Non è successo una volta soltanto che qualcuno mi abbia pensato migliore di quanto non fossi in realtà: sono un maestro (ma, davvero, non è volontario) a far credere di sapere più di quanto non sappia. Questo, da un lato mi ha aiutato in ogni situazione valutativa, dall’altro non ha favorito il dialogo alla pari con il mio interlocutore. Egli, almeno per quanto mi è parso, si riferiva a me in modo inutilmente distaccato, professionale, come se non fosse degno di trattare al mio livello. Il riflesso, su di me, è che, in quanto considerato “diverso”, agivo come tale. Ovvero, tendevo a commisurare al mio finto status ogni espressione, ogni parola, e così pure ogni manifestazione emotiva. Come un vecchio saggio, non rendevo partecipe l’allievo dei miei turbamenti. Continua a leggere “Pensieri”

La Bellezza

Aprì gli occhi. Dopo giorni di sole ombre, finalmente Remy si era abituato alla luce e riusciva a distinguere i vari colori. Non che ci fosse molto da vedere. Si trovava all’interno della tana e dall’ingresso passava solo un piccolo spiraglio di luce.

“Mamma, mamma, ci vedo!” gridò correndole incontro. Era circondata dai fratelli del topolino, che però, avevano ancora gli occhi vitrei.

“Bravissimo, piccolo. Hai fame?” gli chiese. Era sempre preoccupata che non mangiassero abbastanza…

“Mamma! Non ho voglia di mangiare adesso. Voglio vedere quello che c’è fuori!” Lei impallidì.

“Remy, è pericoloso uscire!”

“Mamma io sono grande! Per favore, per favore, per favore…” la implorò saltellandole attorno.

“Va bene… va bene… ma promettimi di stare attento” i suoi occhi s’incatenarono a quelli di Remy. Quello sguardo lo fece sentire un po’ in colpa, ma allo stesso tempo gli trasmise quella responsabilità di cui necessitava. Continua a leggere “La Bellezza”