MUSICA: Jimi Hendrix

“Per diventare un vero chitarrista devi esercitarti con costanza tutti i giorni, devi avere un’ottima padronanza di tutte le scale, devi svolgere continuamente esercizi tecnici e solo dopo anni sarai in grado di padroneggiare lo strumento sufficientemente”. Verissimo, ma che dire del grande Jimi Hendrix? La sua storia con la chitarra è stata completamente diversa da quella esposta da questa austera frase da insegnante di conservatorio. Jimi nacque da una famiglia afroamericana molto umile che non godeva di una grande disponibilità economica per comprare una chitarra che il piccolo Jimi tanto desiderava e tanto meno per permettere al figlio di prendere lezioni da un maestro per imparare a suonare lo strumento.

Fu così che Jimi si costruì da solo la sua prima chitarra utilizzando semplicemente una scatola di sigari e un elastico, che costituiva l’unica corda della chitarra che aveva costruito. Nonostante la grande limitatezza del suo strumento egli cercò di apprendere l’arte della chitarra imitando i movimenti dei grandi chitarristi che poteva osservare alla televisione e cercando di capire a orecchio i brani che poteva ascoltare alla radio.  All’età di 16 anni Jimi, che già viveva in un contesto familiare molto faticoso a causa delle difficoltà economiche e dalla separazione dei genitori, dovette assistere alla morte della madre a causa di alcool e droga. Dopo questo tragico evento Jimi ricevette in regalo dal padre una chitarra acustica da destri, a cui, essendo mancino, invertì prontamente le corde. Questa fu l’occasione per lui di rifugiarsi nella musica, sfogando il suo dolore attraverso il blues. Un blues che però si distaccava fortemente da quello che si era abituati a sentire da artisti come Eric Clapton e BB King, il blues di Jimi era qualcosa di innovativo, di mai ascoltato, che egli aveva creato da sé mettendo assieme tutto ciò che aveva potuto imparare empiricamente, senza alcuna lezione. Il suo blues risentiva infatti della contaminazione di vari generi e stili con cui il giovane chitarrista era entrato in contatto, spaziando dalla psichedelia al  rock inglese di Bob Dylan. Inizialmente New York non era ancora pronta per una musica così innovativa, Jimi infatti non riscontrava molto successo. A credere per la prima volta in lui fu Chas Chandler degli Animals, che, dopo aver ascoltato il brano Hey Joe, decise di portarlo con sé in Inghilterra. Lì Jimi riuscì finalmente a raggiungere una posizione di primo piano provocando scalpore con la sua musica.

Hendrix non aveva sicuramente una tecnica straordinaria, ma suonando riusciva a mettere in scena qualcosa di travolgente, infatti egli affermava:”Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto quello che suono è verità ed emozione”. Egli aveva un carattere molto timido e pacato, ma quando saliva sul palco tutto il suo essere fuoriusciva incontrollato, disinibito. Durante i concerti Jimi non appariva mai affaticato, era sempre rilassato e suonava con molto trasporto, non sembrava mai aver raggiunto il suo limite. Spesso Hendrix sbalordiva il pubblico con “numeri da circo”: suonava con la chitarra dietro alla schiena o pizzicava le corde con i denti.

Il suono di Jimi era qualcosa di inaudito e soprattutto di non identificabile, esso non era mai uguale nei vari concerti, alcune volte il suo suono era completamente pulito, altre molto distorto, per non parlare del fatto che spesso scordava la chitarra volutamente nel bel mezzo dell’esecuzione di un brano.

Proprio per queste sue innovazioni Hendrix ebbe una grande influenza sul modo di suonare la chitarra e sulla musica in generale, soprattutto per quanto riguarda il blues, il rock, la psichedelia e il funky.

Purtroppo la vita di Jimi si interruppe presto, a soli 27 anni l’artista morì la notte dopo un concerto si pensa soffocato da un vomito causato dall’ingerimento di alcool e tranquillanti; tuttavia non si può certo dire lo stesso della sua grande musica composta da elementi molto semplici che la rendono immortale, perché come lo stesso Jimi affermava:”Basta una serie di note, tutto il resto è improvvisazione”.

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