La Bellezza

Aprì gli occhi. Dopo giorni di sole ombre, finalmente Remy si era abituato alla luce e riusciva a distinguere i vari colori. Non che ci fosse molto da vedere. Si trovava all’interno della tana e dall’ingresso passava solo un piccolo spiraglio di luce.

“Mamma, mamma, ci vedo!” gridò correndole incontro. Era circondata dai fratelli del topolino, che però, avevano ancora gli occhi vitrei.

“Bravissimo, piccolo. Hai fame?” gli chiese. Era sempre preoccupata che non mangiassero abbastanza…

“Mamma! Non ho voglia di mangiare adesso. Voglio vedere quello che c’è fuori!” Lei impallidì.

“Remy, è pericoloso uscire!”

“Mamma io sono grande! Per favore, per favore, per favore…” la implorò saltellandole attorno.

“Va bene… va bene… ma promettimi di stare attento” i suoi occhi s’incatenarono a quelli di Remy. Quello sguardo lo fece sentire un po’ in colpa, ma allo stesso tempo gli trasmise quella responsabilità di cui necessitava.

“Sarò prudente” disse chinando gli occhi. Questa sensazione d’immaturità venne rapidamente sostituita da un sorriso che non lasciava ombra di dubbio sulla sua impazienza.

“Non è giusto! Perché lui può uscire e noi no?” si lamentò uno tra i più piccoli.

“Su, su, Gass, presto crescerai anche tu” cercò di consolarlo.

“Ma io voglio uscire!!!” gridò cominciando a piangere.

“Dai, dai, prima o poi uscirai…” Remy sgattaiolò via, sapendo perfettamente che nel momento in cui avesse cominciato, sarebbe andato avanti a fare i capricci per molto tempo.

Appena mise il muso fuori dalla fessura, venne investito da una luce accecante. Fortunatamente, ben presto i suoi occhi si abituarono. Ciò che vide lo lasciò a bocca aperta. Davanti a lui si stagliava un albero altissimo. Un po’, la vista di qualcosa di tanto gigantesco, lo spaventava. Appena notò un nido tra le fronde, da cui facevano capolino le testoline di tre uccellini a cui una gazza stava dando da mangiare, la tenerezza prese il posto della paura. Poco più in là delle piccole formiche, organizzate in squadriglie, stavano portando pezzettini di cibo nel formicaio. Un gruppo di coniglietti gli passò davanti sfrecciando. Quel bosco era un concentrato di vita. Non aveva mai visto niente di migliore. Con piccoli passi titubanti si decise ad uscire dal suo rifugio sicuro. C’erano così tante cose da scoprire che non sapeva più dove voltarsi. Si incamminò verso quei fiori che delimitavano l’inizio di un campo, quando venne distratto da un suono a dir poco celestiale. Decise di cercare l’origine di quella melodia, che scoprì essere prodotta da due usignoli seduti sui rami più alti di una betulla. Si avvicinò piano, non voleva disturbarli, non voleva che smettessero. Sembrava stessero ballando un valzer. Si perse completamente nell’ascoltarli, ma, venne risvegliato dal suo torpore da un gufo, che gli volò accanto. Per poco non gli venne un infarto.

“Uhu… uhu… non ti ho mai visto da queste parti. Sei nuovo? Io mi chiamo Uffa. Sono il volatile più saggio del bosco, nonché il più intelligente. Sai, io so tutto di ciò che succede qua intorno. Conosco la storia di tutti. Per esempio, quell’alveare laggiù è lì da ben sette mesi e lì dentro…”

“Io sono Remy” disse il topolino per fermare quella fiumana di parole che lo stava soffocando. “Che cos’è quello?” chiese indicando i due uccelli canterini con la zampetta. Uffa si girò e sul suo volto comparve un sorriso comprensivo.

“Quella che stai ammirando è la bellezza”

“La bellezza?” chiese, mentre dentro di sé si stava domandando perché quel gufo non ne volesse sapere di parlare chiaro.

“sì, la bellezza. Quella cosa che se assaporata ti fa battere il cuore, ti riempie di brividi. Una volta che l’hai vista, se è vera, non riesci a dimenticarla facilmente. Ma stai attento, non è uguale per tutti. Ognuno ha il proprio concetto di bellezza. E quando la si trova ci si sente… benissimo. Si ha uno scopo. È un qualcosa che rende la vita piena e veramente degna di essere vissuta. Tutti riescono a trovare la propria prima o poi. Per esempio, io amo ascoltare le giovani coppie di uccellini durante il periodo del corteggiamento. Non desidero altro. Mi basta questo per sentirmi vivo nel profondo della mia anima. Hai capito?” gli chiese. Remy lo stava fissando con gli occhi sgranati. Non vedeva l’ora di trovare la bellezza che si addicesse a lui.

“Dove la trovo?”

Il gufo rise: “Non è così semplice. Prova a guardarti un po’ in giro, quando la troverai, fidati, te ne accorgerai” Nel frattempo gli usignoli avevano cessato il loro canto e una coppia di pettirossi stavano iniziando il loro un po’ più in là. “Perdonami, ma non posso perdermelo. Io ADORO i pettirossi” disse volando via. Il topolino rimase un attimo a fissare il vuoto finché non decise che fosse giunto il momento di mettersi all’opera. La bellezza varia a seconda del soggetto pensava tra sé e sé cos’è che mi piace? Scorse alla base di una quercia uno scoiattolo intento ad aprire delle ghiande. Ma certo, mangiare! Si avvicinò all’animale con passo incerto. Non aveva idea di come s’iniziasse una conversazione. Non poteva mica arrivare volando come Uffa! Fece per aprire bocca ma lo scoiattolo fu più veloce:

“Che cosa vuoi?” il tono scontroso con cui il roditore aveva pronunciato queste parole, lo lascio per un attimo a bocca aperta.

“Ehm… ecco… io…”

“Che c’è, ti hanno forse mangiato la lingua?” lo prese in giro. Okay, era definitivo a Remy quella sottospecie di mammifero stava veramente antipatico. Ma sapeva che doveva comunque utilizzare un tono gentile se sperava di ricevere qualcosa.

“Mi daresti un po’ delle tue ghiande, per favore?”

Lo scoiattolo, che si chiamava Spike, scoppiò a ridere: “Tu, piccola sottospecie di roditore, vorresti il mio cibo?! Ma non farmi ridere!” Remy perse completamente la pazienza. Lo stava palesemente deridendo! Doveva pagarla. Gli corse e gli morse una zampa. “Ehi! Ma che fai? Sei impazzito?” esclamò Spike sgranando gli occhi e colpendolo con la coda. Il povero topolino venne lanciato via, ma, grazie a questo piccolo stratagemma, stringeva tra le zampette tre belle ghiande già sgusciate. Era tutto dolorante, ma in compenso aveva raggiunto il suo obiettivo. Non voleva che lo scoiattolo cercasse di riprendersele perciò se le mise in bocca e corse via. Non seguiva una direzione, l’unica cosa a cui pensava era non farsi trovare. Quello Spike sembrava veramente forte. La sua fuga venne interrotta da un grosso sasso che si stagliava davanti a lui.  All’inizio si sentì in trappola, ma, voltandosi, notò, con sua grande gioia, che non era stato seguito.  Il masso copriva la luce. Inoltre, cominciò a sentire un profumo magnifico. Quindi, decise di saltare sul masso per poter mangiare le ghiande godendosi il calore del Sole.

Ciò che vide lo lasciò a bocca aperta. C’era una vista stupenda che dava su un campo di fiori circondato dagli alberi. Era pieno di colori: blu, rosso, giallo, verde… Una meraviglia per gli occhi. Questi, emanavano un odore sublime che inondò le narici del topolino. I grilli intonavano una melodia meravigliosamente dolce che gli riempì le orecchie. Si era completamente dimenticato delle ghiande, che ingoiò quasi senza accorgersene. Il Sole sulla pelle, tutti quei colori, la musica dei grilli, il profumo dei fiori: era tutto completamente perfetto. Il cuore cominciò a battergli all’impazzata e gli si mozzò il respiro. Comprese immediatamente che questa era la Bellezza di cui parlava il gufo. Ora aveva capito cos’era la vera felicità.

ZAC

Remy era talmente intento ad assaporare ciò che aveva davanti, che non si era accorto del serpente che si era avvicinato da dietro. Mangiare topolini: questa era la bellezza per il serpente.

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