Cogestione: un’esperienza di didattica alternativa

Quest’anno, come ogni anno, al Leonardo abbiamo avuto tre giorni di Cogestione. Credo che quest’ultima sia stata la cogestione migliore da quando sono in questa scuola.12899412_10205859631391752_1167512902_o
L’interesse e la partecipazione da parte degli studenti verso le assemblee e gli spunti di riflessione proposti sono stati più elevati rispetto agli anni precedenti, e in quasi tutte le assemblee a cui ho partecipato, o di cui mi è stato raccontato, il clima permetteva di seguire le discussioni senza problemi. I temi proposti erano molto vari (anche se forse mancava una linea comune alle varie assemblee) e credo abbiano permesso a chiunque di trovare un’assemblea che trattasse degli argomenti che più lo interessassero. Ma soprattutto credo si sia notata nella scuola l’assenza di quell’elemento un po’ caotico che rappresentava una delle macchie delle Cogestioni degli anni scorsi.

I motivi di quello che chiamerei un successo sono diversi. Innanzitutto per la prima volta siamo riusciti a collaborare costruttivamente con i professori disposti a farlo, dando un senso al prefisso “co-” di questa iniziativa. Credo che sia necessario sottolineare l’importanza di questo gesto: molti professori della nostra scuola sdegnano questa iniziativa catalogandola come l’ennesimo tentativo degli studenti di perdere tempo invece che studiare. I professori della commissione invece hanno accettato di scendere dal loro piedistallo e hanno provato a creare quel tipo di esperienze partecipate che tanto mancano nella nostra scuola. Vedere dei professori discutere con degli studenti ponendosi sullo stesso piano è stata un’esperienza edificante che credo dovrebbe fare ogni professore e ogni studente. Proprio in questo sta il valore della Cogestione: gestire la didattica dando voce alle varie componenti della Scuola, che cessa di essere il luogo di indottrinamento, di lezione frontale, di noi e di voi, per diventare invece luogo di formazione, di partecipazione e di condivisione. Credo che chiunque leggendo queste parole stia pensando di essere incappato nel solito discorso retorico pieno di parole belle ma vuote. Va bene tutto, ma è forse possibile sostituire le ore frontali di latino, matematica, inglese con la colorata e caotica esperienza della cogestione? Io credo che non solo sia possibile, ma anche necessario. Certamente le ore curriculari hanno delle caratteristiche che la didattica partecipata non può per il momento sostituire, ma hanno anche degli enormi ed evidenti limiti. Chiunque abbia partecipato ad un’assemblea sarà arrivato a quel momento in cui si cede la parola agli studenti, i quali rimangono quasi costantemente zitti, creando il solito silenzio imbarazzante. Eppure le domande o gli spunti posti sono di solito piuttosto semplici, domande a cui ognuno saprebbe provare a rispondere. Dunque perché gli studenti non rispondono? Io credo che ciò avvenga perché la richiesta è fondamentalmente sempre la stessa: “Di’ la tua idea, proponi il tuo punto di vista”. Questo disorienta gli studenti. Ma come…? Non quello che ha detto lei…? Intende quello che sosteneva Leibniz…? Non è la solita domanda a cui si sono fatti il callo, a cui bene o male una risposta ce la si inventa. Adesso il protagonista della scena non è più chi ci sta di fronte, ma siamo noi che dobbiamo esporci di fronte a tutti.

DSC_0123Quest’ultima è l’altra grande difficoltà che si riscontra in quasi tutti gli studenti che conosco. Questi sono per lo più incapaci di formulare un discorso argomentato che fuoriesca da un percorso prestabilito, che richieda di formulare un concetto nuovo. E per ciò che è nuovo non esiste il giusto né lo sbagliato, non si può applicare alcun parametro sul contenuto. É la forma il problema maggiore. Nessuno di noi viene formato sulle competenze richieste per parlare di fronte a 20, 50, 200 persone e risultare sufficientemente abile ad elaborare il proprio pensiero in maniera soddisfacente. E questo è un limite enorme per qualsiasi persona che debba poi far valere le proprie conoscenze e idee al di fuori di un contesto scolastico. I pochi studenti che conosco in grado di sostenere una discussione hanno imparato a farlo al di fuori delle ore di lezione.

la playlist del TG Leo dedicata alla cogestione, in continuo aggiornamento

Mi rivolgo quindi ai professori che senza nemmeno provarci sostengono che la Cogestione sia una perdita di tempo, o che essa sia uno spazio a noi concesso per farci star buoni a pascolare, illudendoci di essere ascoltati. Ma ancor di più a tutti quegli studenti che appena liberati dal guinzaglio, ubriachi di libertà, danno ragione ai professori perdendo il loro tempo sui materassoni in palestra. Quest’anno abbiamo dimostrato che si può vivere la scuola in maniera costruttiva senza la minaccia dei voti ma per vero interesse intellettuale. Ovviamente c’è ampio margine di miglioramento, e per questo ci servite voi con le vostre idee e critiche.

All’anno prossimo!

foto della cogestione

di Tommaso Gimelli

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2 pensieri su “Cogestione: un’esperienza di didattica alternativa

  1. Hiro Fuji

    Vai Tommi 🙂
    Sì, decisamente migliore rispetto agli anni passati, tra le assemblee a cui ho partecipato non ce n’era mezza in cui il relatore fosse impreparato o il pubblico cafone e disinteressato. Stra contento, peccato non si sia iniziato in prima.

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Grazie a tutti gli esterni della cogestione – La Bohème

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